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Gli studi scientifici

     
Siti di interesse comunitario SIC
Siti di interesse
comunitario SIC


Zone a protezione speciale ZPS
Zone a protezione
speciale ZPS
 

Gli studi di carattere scientifico che interessano l’area del parco hanno prodotto negli ultimi decenni una mole enorme di dati, che si sommano a quelli storici.

Tuttavia, la loro recente riorganizzazione ha fatto emergere forti limiti di carattere metodologico, come l’utilizzo di nomenclature, criteri, metodiche, e interpretazioni differenti, che ne rendono arduo il confronto. Inoltre, la carenza di dati su particolari aspetti (come l’impatto dell’uomo sul territorio) o la loro eccessiva tecnicità, ne impedisce la comprensione e l’utilizzo da parte dei non specialisti.

Colmare le attuali lacune conoscitive e divulgare i dati in forma chiara e comprensibile rientrano tra le azioni prioritarie previste delle linee guida del MP. Con questi intenti il Parco ha commissionato negli ultimi anni un accurato monitoraggio sia della componente abiotica (aspetti chimico – fisici, idrogeologici, ecc.), sotto la direzione di Giovanni Gabbianelli, ordinario di geologia presso l’Università di Bologna, che della componente biotica (biodiversità), affidato a Remigio Rossi, ordinario di ecologia presso l’Università di Ferrara.


La necessità di uno studio integrato e multidisciplinare dipende dal fatto che l’aspetto attuale del territorio del Parco è il risultato di secoli d’interventi umani, che hanno gradualmente e profondamente trasformato zone un tempo allagate o boscose in un “paesaggio culturale”


Oggi sopravvivono soltanto piccoli lembi degli antichi boschi, dune, e paludi. Il loro valore naturalistico è però così elevato da ottenere lo statuto di Zone a protezione speciale (Zps), zone Ramsar e Siti di interesse comunitario (Sic). Un “mosaico” di ricchezza naturale che gli studi condotti per il MP riconducono a una visione unitaria.

Il forte impatto dell’uomo sul delicato ecosistema del Delta (urbanizzazione, proliferazione d’infrastrutture, estrazione di sedimenti, agricoltura, pesca e turismo) non ha cessato, peraltro, di modificare il territorio. Fenomeni naturali come la subsidenza, l’erosione costiera o l’ingresso di acqua marina, risultano spesso intrecciati e acutizzati dalle attività umane, in crescente sinergia con i cambiamenti climatici attesi. A questo quadro dinamico e complesso si riferisce sempre la visione “olistica” degli studi del MP.