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Tartufi
 

Da più parti si sostiene che la produzione del tartufo è nel corso degli ultimi anni andata via via decrescendo.
Non sappiamo se questo corrisponde al vero, ma un dato è certo: anche la produzione del tartufo può risentire di aspetti biologici, normativi e socio culturali errati.
Fra i "pericoli" che possono influenzare la produzione rientra senza dubbio l'abbandono della campagna da parte della popolazione agricola. Esso ha provocato innanzitutto l'alterazione del regime idrico, l'inselvaticamento dei boschi e la loro chiusura, alterando le caratteristiche della "rizosfera": la parte del terreno che è nell'intorno delle ramificazioni terminali di una radice.


Per quanto concerne le cause biologiche, esse sono da ricercarsi in un diverso modo di coltivare i campi e nelle mutate esigenze tecniche.
Da evitarsi, per il bene del tartufo , l'uso di trattori molto pesanti e le lavorazioni più profonde del terreno che danneggiano la fruttificazione del prodotto.
L'impiego massiccio di diserbanti e fungicidi, soprattutto sulla vite e i frutteti è altrettanto sconsigliato. Questi fitofarmaci determinano i noti fenomeni di deriva, di accumulo nel suolo e di inquinamento della falda freatica; inoltre alterano la microflora e, in particolare, la fruttificazione del tartufo. Altra causa il taglio degli alberi, che segnavano i confini dei campi.
Altro fattore negativo è la raccolta che deve invece essere effettuata alla giusta epoca di maturazione, quando i tartufi sono di maggiori dimensioni, più saporiti e profumati.
Altri fattori negativi possono essere ricondotti a precipitazioni insufficienti e mal distribuite.
Temperature troppo elevate o troppo basse interferiscono nell'ordinario ciclo di sviluppo dei tartufi.

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