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Ai primi di aprile eravamo tutti pronti...
(tratto da Note storiche sulla 35a bis Brigata Garibaldi “Mario Babini” – testimonianza di Renata Viganò, in Ferrara Partigiana, pp. 29-33)
 
Nel mese di marzo, in attesa dell’offensiva alleata, il comando della formazione “Mario Babini” (Valli di Comacchio e Campotto), allargò l’organizzazione del servizio sanitario. Già da tempo la Brigata riforniva di viveri e medicinali l’Ospedale di Alfonsine, sulla linea del fronte, e dava assistenza alle famiglie che scappavano da quell’inferno. Nel grande territorio in cui operava la Brigata, e specialmente nelle valli, i medici erano pochissimi.... Perciò il comando decise di “arrangiarsi” cogli elementi che possedeva, anche non medici, ma dotati di qualche cognizione di medicina e soprattutto addestrati al pronto soccorso. Il comando aveva la sua sede in una casa colonica di Mulino di Filo, proprietà della società Lodigiana. Per tanti anni avevo prestato servizio d’infermeria in ospedale, ed ero allora addetta al comando; mi fu perciò data la direzione del servizio sanitario....
Ai primi di aprile eravamo tutti pronti: quanto avevamo potuto trovare, medicatura, medicinali, disinfettanti, iniezioni antitetaniche ecc., era da noi custodito gelosamente ... Aspettavamo di giorno in giorno lo scatenarsi dell’offensiva.
Il 6 aprile gli alleati ne iniziarono la preparazione, con bombardamenti sistematici di tutti i paesi e villaggi della valle e delle strade. I primi ad essere devastati furono Anita, Longastrino e Menate. Gli angloamericani sparavano di continuo anche con l’artiglieria. Tutto il giorno e tutta la notte si sentivano i fischi delle granate. Il 10 aprile, al mattino, un violentissimo bombardamento a tappeto distrusse Filo e Mulino di Filo.... Ci trovavamo ormai in piena battaglia ... lavoravo senza riposo a medicare i feriti; fra un bombardamento e l’altro andavo nelle case colpite, percorrendo spesso grandi distanze. Non sapevo andare in bicicletta, mi facevo portare sulla canna da un partigiano....
Verso il tramonto del giorno 11 i tedeschi in ritirata occuparono tutte le case vicine a Mulino di Filo, e ci imposero di andarcene in dieci minuti ... Passammo alla Pecorara, andando ad accrescere il numero già grande delle persone che vi erano ammassate.... Ma un’ora dopo sentimmo il rombo di un’esplosione: era saltato il ponte del Mulino, i tedeschi erano in fuga, i partigiani li avevano scovati dal villaggio. Passò un po’ di tempo sospeso nell’ansia, poi vedemmo una cortina di fumo bianco spiegarsi sulla valle, verso Longastrino. Diradata un po’ apparvero i carri armati inglesi. Ci credemmo salvi, e uscimmo dalla casa come una fiumana. Ma essi non arrivarono fino a noi, proseguirono sulla strada maestra e occuparono il villaggio già liberato dai partigiani. I tedeschi fuggiti dal paese, si erano sparsi per la campagna e, appostati dietro gli argini e nei fossi, “cecchinavano” sulle strade secondarie che attraversano la valle.

Sulla strada che dalla Pecorara porto al Mulino è rimasto ferito un partigiano; Renata va a curarlo con il pensiero rivolto alla casa dove c’è anche il suo bambino. Si perde nelle piantate ... dovetti saltare tanti fossi, e finalmente mi orizzontai e raggiunsi la casa. Arrivò di corsa mio marito. Mi disse che stessi tranquilla, il bambino stava bene, gli inglesi erano già alla Pecorara... Entrai nella cucina gremita di gente, e mi corse incontro il mio bambino. Gli inglesi erano seduti intorno alla tavola, e mio marito e gli altri partigiani stavano dandogli sulle carte topografiche le indicazioni dei campi minati... 

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