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Bagnacavallo: i cimiteri di guerra alleati

Sono 37 i cimiteri del Commonwealth in Italia che raccolgono le circa 50.000 salme dei soldati caduti in combattimento durante la seconda guerra mondiale.
Di questi 10 si trovano in Romagna, a rappresentare la prolungata durezza degli scontri avvenuti qui tra il mese di settembre 1944 e la primavera 1945.

Sono stati realizzati tutti su un terreno concesso dal Governo italiano per questo scopo alla Gran Bretagna, sul modello architettonico progettato durante la prima guerra mondiale da Rudyard Kipling, per onorare i soldati caduti oltremare nella difesa dell'impero britannico.

Quello di Villanova, costruito nel 1950, con 212 tombe di cui 206 canadesi quasi tutti del Perth Regiment, è uno dei più piccoli ma insieme a quello di   Piangipane con 956 tombe, rappresenta l'impegno profuso dai reparti canadesi nell'inverno 1944/45 per la liberazione delle città di Russi, Ravenna e Bagnacavallo.

In quei mesi la 1° Divisione di fanteria canadese e la 5° Divisione corazzata, inquadrate all'interno dell'VIII Armata britannica, si trovarono ad essere i reparti più avanzati di tutto lo schieramento alleato in Italia, avendo aperto un varco tra le difese tedesche delle Linea Gotica durante il mese di settembre.

Dopo aspri combattimenti, un intenso fuoco d'artiglieria ed ingenti perdite, nella notte fra il 4 e il 5 dicembre a Mezzano, e in quella tra il 10 e l'11 dicembre in questo tratto, i canadesi riuscirono ad attraversare il fiume Lamone con apposite imbarcazioni ed un ponteggio prefabbricato, costituendo un'importante testa di ponte tra Villanova, liberata il giorno 11, e Bagnacavallo raggiunta solo il 21 dicembre.

Oltre al Perth in queste zone furono i reggimenti canadesi Carleton and York, Cape Breton Heighlanders, West Nova Scotia e Westminster i più impegnati negli scontri coi tedeschi della 114° Jäger Division e nei giorni successivi lungo i tre canali che scorrono da Faenza al mare.

Il tratto di campagna fra questi ultimi canali e il fiume Senio rimase a lungo territorio di scontri, una sorta di terra di nessuno, contesa di casa in casa per tutto l'inverno, fino alla grande offensiva del 9 aprile 1945.

Testi a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Ravenna e Provincia. 

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