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Cervia 1944: l'arrivo della guerra nel ravennate

La città balneare che all'inizio del Secondo conflitto mondiale si era limitata ad ospitare nelle proprie colonie marine i soldati italiani feriti sul fronte balcanico o russo, nell'estate del 1943 al momento della caduta del regime assistette sulla piazza centrale alle prime manifestazioni antifasciste.
Furono l'avvocato comunista Alfredo Giunchi e il professore repubblicano Aldo Spallicci, insieme ad altri socialisti, a tenere i primi comizi davanti al Caffè Roma abitualmente frequentato da dissidenti.
Così quando il rinato fascismo della R.S.I. tornò al potere in città ed ebbe i primi scontri armati con il movimento di liberazione, fu proprio sul Caffè Roma che si accanì la rappresaglia fascista il 20 marzo 1944, provocando quattro vittime innocenti e due feriti gravi con una folle sparatoria tra il pubblico del bar. Tre giorni dopo caddero, sempre per  mani fasciste, i due giovani cugini Fantini che dalla campagna stavano entrando in città per partecipare ai funerali delle vittime.
Nell'estate del 1944, nonostante i tedeschi avessero limitato la pesca e costretto allo sfollamento più di 600 abitanti dalla zona più vicina al mare per costruirvi difese costiere in cemento armato, Cervia continuò ad accogliere nelle restanti abitazioni circa 1500 civili sfollati dall'intera regione. Le saline e la pineta divennero invece il paesaggio ideale per nascondere nei capanni isolati i militanti più attivi, le prime armi e la stampa clandestina.
In quei mesi il movimento partigiano locale attaccò più volte i convogli stradali e ferroviari tedeschi sulla la direttrice Ravenna - Rimini che alimentava il fronte della  Linea Gotica, fino a quando all'alba del 22 ottobre reparti Alleati del 27° Lancieri canadesi, guidati dai partigiani, entrarono in città liberandola definitivamente quasi senza combattimenti.
Gli occupanti nazisti ripiegarono allora verso nord e Classe, dopo aver disseminato le spiagge con mine e denti di drago, abbattuto tremila pini, rotto gli argini delle saline e allagato la Valle Felici. Il giorno prima di lasciare Cervia fecero saltare anche il molo più piccolo del porto canale e le due storiche porte di accesso alla città rivolte verso Ravenna e Cesenatico.
Dopo la liberazione i partigiani cervesi, organizzati nel Distaccamento GAP “Settimio Garavini” rimasero in armi e combatterono ancora a fianco degli Alleati, consolidando quei rapporti di collaborazione e fiducia che avrebbero poi consentito a dicembre la liberazione di Ravenna.

 

Il ponte Bailey

Durante l'autunno del 1944 una delle maggiori difficoltà che rallentò l'avanzata degli Alleati in Romagna e la liberazione delle città padane fu l'attraversamento dei numerosi fiumi e canali che scorrevano verso il mare, ingrossati dalle piogge eccezionali cadute in quei mesi.
Per consentire l'avanzata dei mezzi corazzati a protezione delle fanterie alleate fu spesso necessario ricostruire diversi ponti distrutti dai tedeschi o dai bombardamenti.
Risultò allora preziosa la versatile tecnica dei moduli ad incastro meccanico, progettata in quegli anni dall'ingegnere Donald Bailey per l'esercito inglese, che otteneva il massimo di resistenza al carico  grazie ai doppi componenti.
Così assemblati i ponti Bailey potevano essere velocemente smontati e rilanciati altrove da una squadra di sei genieri e reggere un peso fino a 30 tonnellate.     In Romagna, nel solo mese di novembre 1944 a causa del maltempo e del terreno devastato, ne furono montati ben 23, alcuni dei quali rimasti in funzione per molti anni.
Per questo motivo esso resta il segno più duraturo del passaggio della guerra in questi territori e della particolare rilevanza che ebbero qui i fattori ambientali e climatici.
Anche il lungo viale che porta oggi il nome di Nullo Baldini, il fondatore della cooperazione ravennate, è una testimonianza storica. Prima della guerra veniva chiamata la via Dux, perché costruita nel 1938 col decisivo e personale contributo di Mussolini per collegare l'abitato di Milano Marittima alla Statale Adriatica.
Tra questa pineta e le mura delle grandi colonie marine alla fine di ottobre 1944 i cecchini tedeschi in ripiegamento ingaggiarono gli ultimi scontri a fuoco contro i soldati canadesi e i partigiani cervesi, uccidendo sia militari che innocenti civili.
Ma alla fine del mese dovettero ripiegare oltre il fiume Savio.

Testi a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Ravenna e Provincia.

 

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