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Questa è la storia degli uomini della valle, dei partigiani in acqua...
[tratto da I partigiani nelle valli - testimonianza di Antonio Meluschi,in Ferrara Partigiana,pp. 35-43: 41-43]

L’opera svolta dal battaglione di Comacchio ebbe una grande importanza per i servizi logistici, per le azioni di collegamento, trasporti di armi e armati, informazioni agli alleati, recupero piloti e materiale di aerei abbattuti, sabotaggio delle saline, della pesca nelle valli, dei lavori di fortificazioni eseguiti dai tedeschi sulla litoranea adriatica, e sottrazioni di materiale ed armi alle truppe germaniche e a un distaccamento della legione indiana al loro servizio operanti fra Porto Garibaldi, Collimara, torre Belloncino e Passo Primario [sic]. …
I barcaioli comacchiesi, che conoscevano i fondali della valle e le rotte percorse dalle lance a motore tedesche, evitavano quelle liquide strade, e giravano al largo, nei passaggi deserti e malsicuri, facendo sì che le staffette potessero sempre compiere il loro servizio di avvertimento e di informazione. …
L’uomo che seppe creare questa vasta tessitura clandestina che portò un grande contributo alla lotta, fu il commissario politico del battaglione, Edgardo Fogli. Per delazione egli venne arrestato dai fascisti insieme ad altri compagni. Lo seviziarono barbaramente …, ma non parlò. … Fu poi fucilato … il 29 gennaio 1945; i fascisti spararono con pallottole esplosive.
Parve per qualche tempo che l’organizzazione militare e politica fosse franata sotto l’ombra della morte, ma poi le strade della resistenza s’allargarono, s’estesero di nuovo, e con maggior profondità, nel territorio ferrarese.
I barcaioli di Comacchio più che eseguire proprie azioni armate, servivano da indispensabile forza motrice per i movimenti delle imbarcazioni nella valle, e la pioggia, il vento, la neve, la fame non arrestarono la loro opera di collegamento e di trasporto. La compagnia che aveva base alle Tre Motte passò al servizio della 28a Brigata Gordini, e fra questi emerse la figura di Vincenzino Folegatti, comandante del battaglione per il servizio barche. Egli attraversava spesso le linee, guidando truppe alleate, partigiani e uomini politici, girava in largo e in lungo la valle come se fosse stata la sua umile stanza di guardia valliva. Partecipò a tutte le azioni delle varie compagnie, e sotto il fuoco delle armi nemiche restava fermo ai remi o al paradello, spiegando la barca verso gli assalitori. Un giorno vide che un compagno, camminando, stava per porre il piede sopra una mina; si slanciò per salvarlo, con una spinta lo mise fuori pericolo, ma la mina esplose, e avvolse lui nello scoppio. Morì in seguito alle ferite riportare.
Durante l’ultima difesa dell’offensiva alleata  l’artiglieria tedesca aveva sparso attorno a Comacchio molte postazioni di mortai e cannoni, ma dopo i primi colpi dovette smettere di sparare, perché i pezzi sprofondavano nel terreno. Il 20 aprile ’45 il comandante del battaglione Giuseppe Gelli tentò con le varie compagnie un attacco contro i tedeschi, ma venne respinto. Intanto le squadre di partigiani operanti in città catturarono venti nemici fra cui due ufficiali. Il giorno successivo il distaccamento di Comacchio, insieme agli uomini della 28a Brigata Gordini, presero alle basi di Valle Caldirolo e di Agosta circa centocinquanta prigionieri germanici di cui molti opposero dura resistenza. Fu poi catturato e disarmato un grosso picchetto tedesco che aveva fatto saltare, a mezzo di mine, le arginature che difendevano dalle acque una parte di bonifica che non era ancora stata allagata. I partigiani arrivarono in tempo a tamponare i tagli, salvando così centinaia di ettari dall’allagamento. Trasportarono poi con barche armi ed armati della 28a Brigata Gordini, ed insieme a loro occuparono Comacchio, preparando la liberazione di Lagosanto, Marzotto [sic, per Marozzo] e Codigoro, per facilitare alle truppe alleate l’avanzata verso le strade del Veneto. 

Questa è la storia degli uomini della valle, dei partigiani in barca, una pagina inedita rimasta nell’ombra per l’umiltà umana dei suoi personaggi: gente senza studi, coi calli nelle mani, vissuta nella miseria, eppure sostenuta da alti sentimenti;  … Sempre chini sui remi o in piedi col paradello, crearono delle nuove vie sull’acqua; e la notte divenne come il giorno, perché in ogni ora le barche andavano da argine ad argine, da terra a terra, verso i “casoni”, in mezzo ai “dossi”, ai margini dei paesi.
Questa è la storia dei partigiani in acqua: cacciatori e pescatori di frodo, guardie vallive, fattori ed agenti di compagnia, piccoli bottegai, operai e braccianti.
Hanno sofferto, hanno lavorato, hanno combattuto per la libertà, e quelli che sono morti, caddero come soldati.

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