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Conselice e la stampa clandestina
 
In queste campagne pianeggianti e povere trovò ospitalità, fra l'estate del 1944 e la primavera '45, la più vasta rete clandestina di stampa antifascista dell'intera regione ed un nucleo di staffette partigiane incaricate della diffusione.
Furono solo le tradizione solidali, la complicità di numerose famiglie e la responsabilità collettiva di questa comunità a proteggere i rifugi e le case coloniche necessarie a questa organizzazione.
La stampa e la controinformazione erano a quel tempo una forma di lotta vitale e molto rischiosa, fortemente avversata da nazisti e fascisti. Ad alcuni uomini e donne di questa terra, caduti in mani nemiche costò la vita e feroci sevizie.
Nei rifugi sotterranei via via attrezzati qui e a Villa Serraglio nell'ultimo anno di guerra si stampava dapprima l'Unità per tutta la Romagna e Ferrara, poi i periodici La lotta e Il Garibaldino per le formazioni partigiane, Fronte interno e Terra e Lavoro per i numerosi contadini e braccianti della zona ed infine Noi Donne, organo dei Gruppi di Difesa femminili che da Conselice raggiungevano tutta la Romagna.

Venivano inoltre prodotte più di centomila copie al mese di singoli volantini per informare tutto il territorio provinciale delle azioni di guerra compiute dai partigiani, incitando la popolazione a non collaborare col nemico occupante ed a sostenere in ogni modo la lotta di liberazione.
Il gruppo di tipografi qui impegnati poteva contare su diverse collaborazioni: dagli ambulanti che con grande prudenza procuravano carta e inchiostri in città, alle giovani ragazze del posto che trasportavano i pacchi di stampati nei vari depositi del circondario.
Tra tutte queste va ricordata in particolare la figura di Ines Bedeschi, una delle prime donne impegnate in queste missioni, che insegnò ad altre ragazze gli accorgimenti e il senso di responsabilità necessari per assolvere a compiti così rischiosi. Per le sue provate capacità fu incaricata dal Comando Unico regionale della resistenza di importanti missioni nella zona di Parma.
Catturata dalle SS nel mese di marzo del 1945, dopo efferate torture che non le strapparono alcuna confessione, fu fucilata e gettata nel Po.
Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
 
Testi a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Ravenna e Provincia.
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