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Russi e San Pancrazio : la guerra ai civili

Durante la fase finale della Seconda guerra mondiale, dopo la liberazione di Cervia e Forlì, gli Alleati nel mese di novembre 1944, per avanzare nella Pianura Padana spinsero ancora la loro offensiva verso Nord lungo tre direttrici: la Statale 16 Adriatica, la Via Emilia e in mezzo la Statale 253 San Vitale.
Nell'intento di avvicinarsi quanto prima a Bologna da più parti puntavano infatti anche sulla linea Russi, Bagnacavalllo, Lugo e Massa Lombarda.
I tedeschi in ritirata dietro le linee dei fiumi romagnoli vissero quei giorni come la vigilia di una sconfitta finale e, decisi a lasciare solo terra bruciata alle loro spalle distrussero e sterminarono in queste zone con particolare accanimento.
Qui furono uccise intere famiglie coloniche e le loro case spogliate delle ultime risorse alimentari.
Tra San Pancrazio e Russi le rappresaglie e le esplosioni dell'ultimo mese di guerra fecero più di sessanta vittime fra civili inermi, responsabili solo di aver dato rifugio a qualche partigiano o di aver difeso dalle razzie i loro animali da cortile.
Fra gli episodi più tragici si ricordano le 24 vittime di Casa Gardelli e Fornaci, a ridosso del fiume Montone, uccise dai tedeschi la notte del 14 novembre poi date al fuoco sotto un pagliaio, e solo tre giorni dopo, le 13 persone rastrellate e fucilate presso Casa Capra il 17 novembre 1944.
Lo stillicidio di civili proseguì fino alla prima settimana di dicembre, quando il 2 reparti canadesi  della 5° Divisione Corazzata raggiunsero San Pancrazio e alcuni reggimenti della 1° Divisione di Fanteria liberarono Russi il 3 dicembre 1944.

Testi a cura dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Ravenna e Provincia.

 

 

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