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Pesce

La fauna ittica del delta è particolarmente numerosa, anche perché questo ambiente è sede delle molteplici migrazioni da parte delle specie che dal mare risalgono i fiumi, per riprodursi in acqua dolce come gli storioni (specie anadrome), e delle specie che discendono dai fiumi e dalle valli per riprodursi in mare, come l’orata e l’anguilla (specie catadrome). Gli ambienti estuarini sono inoltre un habitat ideale, e di importanza vitale, per lo sviluppo del novellame, i pesci ai primi stadi di crescita trovano qui abbondanza di cibo e rifugio, in quanto più protetti dai predatori rispetto alla vita in mare aperto.


Cefalo
Mugil cephalus
I cefali sono generalmente abbondanti in tutte le valli del delta e insieme al branzino, all’orata e al go costituiscono le specie più comuni nel pescato.

Orata
Sparus aurata
L’orata è una specie carnivora e si ciba prevalentemente di molluschi, grazie infatti alla robusta dentatura riesce a frantumare facilmente il guscio di cozze e ostriche. Come il branzino migra in mare per riprodursi, ma, a differenza di questi, non è in grado di sopportare inverni rigidi nelle acque poco profonde delle valli in cui la temperatura scende facilmente a zero. Entrambe le specie sono pregiate e ricercate per la qualità delle carni.

Branzino
Dicentrarchus labrax
Il branzino, o spigola, è un predatore che si ciba di altri pesci, può raggiungere dimensioni notevoli, con una lunghezza massima di 1 metro ed il peso di 12-14 Kg. Raggiunge la maturità sessuale dopo due o tre anni e solo allora inizia a migrare in mare, dove si riproduce.

Go
Zosterisessor ophiocephalus
Il go è un piccolo pesce che raggiunge una taglia massima di 25 cm, ha la caratteristica di scavare tane nel fango, profonde fino ad un metro. Le tane inoltre assumono forma e dimensioni diverse, a seconda che vengano utilizzate per lo svernamento, la riproduzione o durante il periodo estivo.

Frutti di mare
Le acque del delta hanno spesso colorazioni caratteristiche, dal verde fino al marrone, ciò a causa dell’abbondanza di alghe microscopiche, non visibili a occhio nudo. Da queste alghe traggono particolare beneficio gli animali che se ne nutrono, come ad esempio i molluschi bivalvi. Troviamo quindi le condizioni ideali per la crescita dei frutti di mare, e l’antica presenza di un porto alla foce del Po di Goro dimostra l’importanza commerciale e peschiera dell’area. Grazie a questa risorsa si è sviluppato l’allevamento organizzato di cozze e vongole, le due specie più comuni. L’allevamento delle vongole avviene in laguna, in acque poco profonde, entro appezzamenti ottenuti in concessione dalle Cooperative di Pescatori che mettono in pratica operazioni di pulizia del fondale e di semina del prodotto nelle zone più idonee alla crescita. La raccolta delle vongole è effettuata manualmente, con uno strumento chiamato “rasca”, una specie di rastrello fornito di una cornice metallica, che costituisce la bocca, alla quale segue una rete a sacco. Tirando la rasca, con la sola forza delle braccia, il rastrello filtra il sedimento, mentre la rete trattiene le vongole. L’allevamento delle cozze viene invece condotto principalmente in mare aperto, dove si utilizzano strutture ancorate al fondale, chiamate “long line” in cui le cozze sono allevate sospese nella colonna d’acqua. Dopo la raccolta cozze e vongole vengono consegnate agli stabulari per la depurazione e la pulizia dalla sabbia, solo allora immesse sul mercato. In questi allevamenti non viene fornito nessun tipo di alimentazione ma i molluschi semplicemente si nutrono delle microalghe presenti nell’acqua. Tra i crostacei il granchio comune è il più abbondante, questa specie infatti si trova sia negli ambienti salmastri sia in mare aperto, in quanto si adatta bene alle variazioni di salinità. Raggiunge una lunghezza di circa 7 cm, si riconosce per il colore verde oliva e i dentelli sulla parte anteriore del carapace. Nella cucina locale è molto apprezzato per le carni saporite.

Anguilla
L’anguilla è il pesce più conosciuto nel delta, è presente in realtà in tutta Europa e la sua pesca ha tradizioni secolari. Nonostante sia una specie comune e molto apprezzata nella cucina locale e nazionale, il suo ciclo biologico desta ancora stupore. L’anguilla infatti è una specie catadroma, questo termine indica che si riproduce in mare e solo successivamente migra nelle acque dolci. L’aspetto più stupefacente è che l’unico sito conosciuto di riproduzione dell’anguilla è il Mar dei Sargassi, dove le anguille dopo aver deposto le uova muoiono. Ad ogni autunno maschi e femmine sessualmente maturi scendono verso il mare dove iniziano la migrazione verso il Mar dei Sargassi, situato tra le isole Bermuda e le Antille. Dalle uova nascono piccole larve trasparenti, queste iniziano un viaggio di ritorno verso l’Europa che durerà di 3-4 anni, le larve assumono prima una forma simile ad una fogliolina di salice, in questo stadio sono conosciute come “leptocefali”. In prossimità delle coste i lepotocefali si trasformano ancora ad acquistano una forma subcilindrica, simile a quella adulta, ma senza alcun colore, in questa fase le anguille sono chiamate “cieche”. Il viaggio di ritorno dal Mar dei Sargassi verso l’Europa e tutto il bacino del Mediterraneo avviene grazie alla corrente del Golfo. Durante la risalita delle foci dei fiumi, per disperdersi nelle vallli costiere e nelle acque interne, avviene l’ultima metamorfosi in cui la pelle si pigmenta intensamente. Solo dopo numerosi anni, da 3 fino a 14, trascorsi nelle acque continentali gli adulti raggiungono la maturità sessuale e ridiscendono al mare concludendo il ciclo. Generalmente i maschi sono più piccoli e raggiungono al massimo i 50 cm, mentre le femmine possono oltrepassare il metro ed i 6 Kg di peso.

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